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Ridare nuova vita ai borghi grazie allo smart working

per ImmobilMonti in 24 Agosto 2020
Ridare nuova vita ai borghi grazie allo smart working
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In Italia il 72% dei Comuni conta meno di 5mila abitanti. Il lockdown ha aperto nuovi scenari: vivere nella natura conciliando famiglia, professione e tempo libero.

Il rilancio dei borghi italiani parte dalla necessità di vivere nella natura e di conciliare sempre più famiglia e tempo libero con l’attività lavorativa di sempre. Un rilancio caldeggiato dalle regole sul distanziamento dettate dal Covid-19, fino a ieri inconcepibili in una società votata all’urbanizzazione spinta. Dal lockdown abbiamo imparato a ritemprare mente e spirito nella natura, lavorando dal giardino o dal balcone di una seconda casa propria o affittata, guardando montagne o mare, lago o colline verdi. Se queste località sono dotate di wifi e collegate da infrastrutture quali stazioni e aeroporti.

Il 72% dei Comuni ha meno di 5mila abitanti

In Italia il 72% degli oltre 8mila Comuni italiani conta oggi meno di 5mila abitanti. Sparsi in tutto il territorio nazionale ci sono borghi nelle cui vie ci sono solo ricordi di chi vi viveva, case scrostate, stanze abbandonate che le ragnatele hanno fatto proprie. Ben 2.381 Comuni, dei 5.383 piccoli centri a rischio, sono in avanzato stato di abbandono e i rimanenti sono spopolati. Molti nella fascia appenninica. Un patrimonio storico che può ritrovare vita grazie alle nuove tecnologie digitali, che consentono di vivere e lavorare in queste piccole realtà.

Boeri e il modello Brest

«Stiamo lavorando alla mappatura dei borghi con il Politecnico di Milano e stiamo aprendo una collaborazione con Touring club – dice l’architetto Stefano Boeri – per capire se si possono fare progetti pilota. Ragioniamo su situazioni a massimo 60 chilometri da un centro urbano o da un aeroporto. Nel dettaglio stiamo studiando la situazione specifica in Val Trebbia, dove per piccoli centri in fase di abbandono si potrebbero siglare contratti di reciprocità con la vicina Milano». Il tema è stabilire un contratto di collaborazione tra grandi città e borghi storici per trovare nuovi equilibri. «Il modello è francese, applicato per esempio a Brest», dice. Un modo per delocalizzare la vita urbana per periodi più ampi del weekend e diluire le presenza negli uffici in città. Tra gli esempi virtuosi, quello di Badalucco in Liguria. «La mia famiglia è originaria del paese, dove negli anni Novanta sono tornati alcuni giovani puntando sulla coltivazione dell’ulivo e richiamando artisti a lavorare la ceramica. Oggi è un esempio di successo».

Il caso Castelfalfi

Tra gli esempi di recupero virtuoso c’è anche Castelfalfi, di proprietà del gruppo Tui, borgo medievale tornato agli antichi splendori. «Abbiamo ristrutturato l’esistente con rifiniture di lusso – dice Gerardo Solaro del Borgo, amministratore delegato di Toscana Resort Castelfalfi -. Ora ci sono appartamenti, due hotel e campo da golf, ma abbiamo mantenuto una valenza agricola. Facciamo il vino e coinvolgiamo proprietari e clienti degli hotel nella vendemmia, produciamo grano e verdure». La posizione di Castelfalfi ne ha decretato il successo: la struttura è equidistante da Firenze, Pisa e Siena, ha un aeroporto vicino e infrastrutture di servizi.

Continuare a crescere? Reti da potenziare

«Questi borghi non devono perdere la valenza agricola con cui nascono – aggiunge -, ma bisogna portarvi la tecnologia, reti wifi e fibra, perché la gente ha bisogno di rimanere collegata». Poco lontano il paesino-fantasma di Toiano, di origine medievale, dagli anni Ottanta disabitato. Qui la vendita è meno percorribile perché la proprietà è distribuita tra diversi privati. Mentre il vicino borgo di Villa Saletta è stato acquistato da un gruppo americano ma non ancora ristrutturato. «Le Regioni ricche di borghi sono Umbria e Toscana – conclude Solaro Del Borgo – come l’entroterra ligure».

di Paola Dezza

Fonte: Il Sole 24 Ore

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